Esodo by Jan Assmann

Esodo by Jan Assmann

autore:Jan Assmann [Assmann, Jan]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Adelphi
pubblicato: 2023-03-02T23:00:00+00:00


2. I DIECI COMANDAMENTI

Uomo libero è solo colui che si dedica allo studio della Torah.

Pirqei Avot, 6, 217

E solo la legge può darci libertà.

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

La promulgazione della legge, tra i capitoli cornice 19 (teofania) e 24 (cerimonia del patto), è divisa in due parti. Nella prima parte YHWH, che si manifesta sotto forma di tuono e fulmine, fumo, fuoco e fragor di trombe, annuncia a tutto il popolo i Dieci comandamenti (20, 1-21). Poiché il popolo è tramortito dalla voce di Dio, apprenderà il seguito per tramite di Mosè. Si traccia così una netta cesura fra il decalogo e il codice della legge, definito in conclusione come «libro del patto» (Es, 20, 22 - 23, 33). In questo modo i Dieci comandamenti vengono ancora una volta nettamente distinti dalla massa delle leggi e delle norme emanate sul Sinai. Direttamente dalla voce di Dio il popolo ha udito solo i Dieci comandamenti, tutto il resto gli è giunto attraverso la mediazione di Mosè. Proprio per questo i comandamenti sono ancora più vincolanti: possiedono infatti il carattere di una verità assoluta e valida in eterno. A differenza delle verità empiriche, che poggiano sull’intelligenza o sulla «sapienza», le verità rivelate sono incontestabili e immutabili. So bene che «verità» e «rivelazione» sono concetti anacronistici, se riferiti all’universo rappresentativo e al contesto storico della pericope del Sinai. Nell’ebraico della Bibbia non esiste un termine equivalente a «rivelazione»; sul Sinai la legge non viene rivelata, bensì «data», e il termine ebraico’emet significa «verità», ma anche «fedeltà, fiducia»: si viene così a dissolvere la differenza tra sapere e credere. La «verità» della legge rivelata oppure data sul Sinai, ovvero il suo «esser degna di fede», consiste nell’autorità assoluta della sua fonte trascendente. Se Hobbes stabilisce che «auctoritas non veritas facit legem» (Leviatano, cap. 26), sul Sinai auctoritas e veritas coincidono. Ecco il senso della parola rivelazione, e anche se nell’ebraico biblico la parola manca è questo il senso che sta alla base del racconto. Bisogna liberarsi dall’idea che i concetti si possano esprimere sempre con una singola parola. La parola «rivelazione» – lat. revelatio, greco apokálypsis – significa letteralmente «disvelamento» e si riferisce al disvelamento del futuro tenuto segreto all’uomo, o per meglio dire al disvelamento della fine del mondo. Non è questo il caso della «rivelazione» del Sinai. Qui si tratta di un concetto di «rivelazione» più generale, riferito a una verità che il sapiente non è il primo a vedere, ma che si rivela innanzi tutto al credente. Il racconto di ciò che accade sul Sinai cerca con ogni mezzo di far emergere l’ultramondanità, l’imprescindibilità e la unicità fondativa della rivelazione del patto e della legge, ed è esclusivamente a questo che ci si riferisce impiegando qui i concetti di rivelazione e di verità.

A questi comandamenti, rivelati a tutto il popolo dallo stesso YHWH – e non all’intero corpus di leggi –, si riferisce anche l’iscrizione sulle tavole di pietra. «Dopo che YHWH ebbe finito di parlare con Mosè sul Monte Sinai, gli



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.